Perché faccio ciò che faccio: cos'è Leggimiprima, e cosa NON è.

 

C’è stato un momento della mia vita in cui ho deciso di creare un progetto da portare alle persone, che mettesse insieme la mia passione per i libri, con la mia competenza come libraia e la mia esperienza come genitore.

Da quel giorno sono passati circa tre anni e oggi finalmente sento di star mettendo davvero in luce perché ho iniziato questa attività,  qual è il mio scopo e quali sono i mezzi che scelgo per realizzarlo. Ecco che si delinea in questo modo cos’è il progetto Leggimiprima, ma soprattutto cosa NON èE’ bene che questo sia chiaro tanto a me, quanto alle persone che scelgono di venire ad ascoltare ciò che ho da dire.

Leggimiprima NON è un percorso finalizzato a creare nuovi lettori, o lettori forti. Se, durante la scelta di crescere bambini nel mondo dei libri, accadrà che i vostri figli inizieranno ad amare la lettura, questo sarà un meraviglioso “effetto collaterale” di qualcosa su cui noi adulti, oggi, non abbiamo un controllo diretto. Sono convinta che l’amore per i libri possa incontrare nel suo cammino numerosi nemici, alcuni travestiti da ottime intenzioni gestite in modo deleterio. D’altro canto sono anche convinta del fatto che l’amore per la lettura possa incontrare numerosi amici, persone illuminate, capaci di creare un contesto incantevolmente fertile a questo fine… ma invano. Non tutti siamo nati per leggere, come non siamo tutti fatti per fare tutto. Ciò che desidero, grazie a Leggimiprima, è portare a mamme, papà, nonni, maestre/i, insegnanti, educatori e chi più ne ha più ne metta, UNA SCELTA IN PIU’ per entrare in RELAZIONE con i loro bambini. Come un appassionato di calcio farà l’allenatore e passerà la gioia di calciare un pallone, io da libraia e amante dei libri trasmetto la convinzione viscerale che la lettura condivisa sia un modo meraviglioso di entrare in comunicazione con il bambino, con conseguenze potenziali sulla qualità della vita che hanno dello straordinario. Ma se questo deve diventare un assillo capace di portare le persone a fare carte false per far leggere i bambini, obbligandoli persino (!!!), perché la scienza ha detto che fa troppissimo bene, allora io preferisco dirvi: lasciate stare i libri, e abbracciate i vostri figli con amore davanti alla TV.

Ho libri in ogni stanza, a casa leggiamo ogni giorno dal primo istante in cui sono rimasta incinta, lavoro in una libreria e passo metà del tempo libero in biblioteca: i miei figli saranno lettori forti? E chi lo sa?! Vorrei che lo fossero? Una parte di me dice che sì, lo vorrei proprio tanto. Ma l’altra parte, quella davvero libera, dice: io spero semplicemente che siano felici, con o senza libri.


Leggimiprima non è un corso per imparare tecniche di lettura ad alta voce. Non sono capace io stessa di leggere “bene”, né è mai interessato ai miei figli che io fossi “brava” in questo. Loro hanno sempre e solo chiesto la mia voce, che metaforicamente rappresenta la mia disponibilità, la mia presenza, il mio tempo, il mio amore.

Questo significa che non si possano trovare piccoli accorgimenti e strategie per essere più coinvolgenti e rendere più appassionante il momento della lettura? Certo che no, e sarò ben felice di dire la mia a riguardo, con la ferma e precisa intenzione di togliere regole piuttosto che darne, e lasciare che a uscire sia la vostra voce vera, più che la migliore.


Leggimiprima non è un corso creato per analizzare gli albi illustrati da un punto di vista iconografico, narratologico, storico, estetico. Ci sono fior fiore di studiosi che approfondiscono questi aspetti, dai quali io stessa non vedo l’ora di imparare. E’ un argomento estremamente appassionante, che però non rientra tra gli scopi di ciò che desidero portare.

Certamente, a voler giudicare i libri ne esistono di bellissimi e di osceni. Da libraia vi assicuro che a volte estraggo dagli scatoloni delle cose che mi fanno chiedere al cielo: MA PERCHE’?! Eppure chi sono io per decidere che quell’oggetto che giudico “brutto” non sia in realtà proprio quello che qualcuno stava cercando? Esistono dei libri con cui è giusto passare il tempo con i propri figli, e altri no? Esistono davvero? Dunque se il mio bambino e io ce la stiamo spassando su un cartonato di scarsa qualità, questo non va bene, e sarebbe meglio sceglierne un altro?

Tutto è giudicabile, a seconda dello scopo. Dovessi fare un catalogo dei libri migliori sul mercato, seguendo dei parametri qualitativi ben definiti, sarei la prima a far sparire metà del mondo dell’editoria. Ma il mio scopo è creare scelte, non toglierle, e se nello scaffale, tra i libri di grande qualità ci mettiamo anche un due ciofeche colossali poco male: il mondo si impara per opposti e contrari. 

Durante gli incontri di Leggimiprima porterò i titoli migliori che ho a disposizione sullo scaffale, libri bellissimi secondo me. Essere liberi di scegliere significa anche sapere quali sono le possibilità di scelta!  Li guarderemo per capirli, conoscerli, apprezzarli, leggerli sotto tutti i punti di vista possibile. Ma se i vostri bambini sono affascinati dall’elenco telefonico, vi prego, leggetegli quello con tutto l’amore possibile e immaginabile, e state certi che ve lo chiederanno ancora e ancora!


Durante Leggimiprima io voglio condividere quelle idee che mi hanno aiutata a sentirmi più a mio agio nel mio ruolo di mamma (ma, allargando la veduta, di adulto che ha a che fare con l’infanzia), affinché i bambini stessi si sentissero a loro agio nel loro essere bambini. Sono cresciuta, sono diventata una persona più consapevole, più libera e felice, con la fiducia che questo sia il clima migliore per crescere bambini liberi e felici. A tratti ad aiutarmi è stata la Programmazione Neuro-Linguistica, a tratti il counselling, a volte le neuroscienze, a tratti nulla di tutto ciò. Sono idee, sono motori di un cambiamento in cui io credo perché l’ho vissuto sulla mia pelle. Credo fermamente che la curiosità priva di giudizio sia la miccia più efficace per far divampare il fuoco della gioia di vivere.

Non so dire se questo significhi usare i libri come uno strumento con fini educativi e pedagogici, forse è così, forse no. Ma mi sento a mio agio nel credere che non vi sia alcun divieto morale nell’usare un libro per educare (nel suo significato etimologico educĕre, condurre fuori) un bambino, come non ve n’è alcuno nel NON farlo. Bisogna farlo sempre? No. Non bisogna farlo mai? Nemmeno. E’ così divertente pensare di poter “usare” un libro per farne ciò che si vuole, quando il fine è consapevolmente quello di leggersi l’un l’altro, in un territorio condiviso di idee, emozioni, esperienze, e amore.

E’ QUESTO voglio portare alle persone. Perché stiano bene, perché conoscano un nuovo mondo, o semplicemente un nuovo modo, e il linguaggio migliore che conosco per farlo, migliore secondo me, parla attraverso la voce dei libri.

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