"Mia mamma è un albero, mio papà un orso". L'intervista agli autori Luca Tozzi e Sara Carpani.

La separazione è un’esperienza molto delicata che coinvolge tanto i genitori quanto i figli. Ecco un albo illustrato che riesce a raccontarla in modo semplice e rispettoso.

Mia mamma è un albero, mio papà un orso. Luca Tozzi, Sara Carpani, Il leone verde piccoli

E’ possibile confrontarsi con i bambini riguardo a qualsiasi argomento? Sì, se si scelgono le parole adatte nel rispetto dell’età. Ma non solo. E’ altrettanto importante che quelle parole siano in linea con ciò che desideriamo portare al bambino dal punto di vista dei contenuti, intesi come strategie comunicative e valori veicolati.

Ho selezionato molti albi sulla separazione, sia per conoscenza professionale, sia per necessità personale, in quanto anche mio marito e io ci siamo trovati ad affrontare questa esperienza con i nostri figli. Nonostante la vasta quantità di titoli a disposizione non riuscivo a trovare un testo nel quale mi sentissi a mio agio: in alcuni si passava il concetto che “mamma e papà non si vogliono più bene”, cosa che non ci permetteva di sottolineare che amore e affetto sono due sentimenti diversi, e che noi abbiamo smesso di amarci, non di volerci bene. In altri ancora percepivo solo l’aspetto doloroso, senza la parte fondamentale che vede nella separazione anche un’opportunità, com’è vero in ogni esperienza difficoltosa. Desideravo inoltre un testo che dimostrasse ai miei figli le differenze tra mamma e papà, perché potessero in qualche modo comprendere che le cause della separazione risiedono nell’incompatibilità tra le due parti, e non sono loro a rappresentarne la “colpa”. Infine avevo bisogno di un libro che rassicurasse sul fatto che a separarsi è la coppia genitoriale, non la famiglia.

Mia mamma è un albero, mio papà un orso” è un albo illustrato capace di raccontare l’esperienza della separazione sia dal punto di vista dei genitori che del bambino, con il numero di parole necessario e sufficiente, e un finale esplicativo e rassicurante.

In questo albo edito da Il leone verde, scritto da Luca Tozzi e illustrato delicatamente da Sara Carpani, vediamo l’evoluzione di una famiglia comune (” C’era una volta la mia casa dove vivevo con i miei genitori. Ogni tanto facevamo delle piccole avventure.”), alle prese con un cambiamento (“Ma un giorno qualcosa cominciò a cambiare.”). 

 

Nel testo e nelle immagini iniziamo a riconoscere la lenta trasformazione dei genitori in qualcosa di diverso, ovvero la metaforica trasmutazione della mamma da donna ad albero, e del papà da uomo a orso. Da qui seguiamo la corrispondente difficoltà da parte dell’una e dell’altro ad accettare i rispettivi comportamenti quotidiani. 

Questa situazione, in cui diventa troppo difficile condividere uno spazio comune, porta a un punto di non ritorno, in cui il cambiamento diventa necessario e definitivo (“Poi arrivò quella sera. Quella sera passò. Altri giorni passarono“), in seguito al quale i genitori, insieme, comunicano alla figlia che “la mamma aveva bisogno di una casa più adatta a lei e che papà aveva bisogno di una casa più adatta a lui“. 

Pulito, incontrovertibile. 

 

Il libro prosegue mostrando una bambina che ora ha due case, in ognuna delle quali lei continua a vivere l’amore immutato della sua mamma (che è un albero) e del suo papà (che è un orso). Nell’ultima, splendida illustrazione, vediamo la bambina giocare assieme ai genitori, tutti nuovamente sorridenti, uniti nell’amore e nella volontà di essere ancora famiglia, benché fisicamente separati.

Mia mamma è un albero, mio papà un orso, L. Tozzi, S. Carpani, Il leone verde piccoli

Ho intervistato Luca Tozzi e Sara Carpani per conoscere la genesi di un progetto editoriale così delicato e prezioso. Ecco le loro voci.

Luca, Sara il vostro è un albo illustrato che parla di separazione. Quanto c’è di autobiografico? Cosa vi ha spinto a scriverlo?

LUCA: L’albo nasce da una mia idea. Da bambino ho vissuto la crisi del rapporto fra i miei genitori e, come tutti i bambini in quella situazione, ne ho sofferto. Assistere ai litigi fra mia madre e mio padre mi creava un cortocircuito mentale: – Se io voglio bene a entrambi ma ora loro sono uno contro l’altro, da che parte devo stare?

Gli argomenti e le cause delle discussioni erano per me irrilevanti, volevo solo che facessero pace all’istante. Purtroppo questa situazione durò a lungo e i miei genitori si separarono quando io avevo ormai 19 anni. In quel momento fu liberatorio, ma nel frattempo dentro di me, era cresciuto un forte risentimento nei loro confronti. Li ritenevo responsabili della sofferenza che avevo patito. Poi, qualche anno dopo, mio padre morì in maniera del tutto inaspettata e a quel punto cominciai a rileggere il mio passato e a dargli un significato diverso. Non è stato semplice, c’è voluto qualche anno, ma alla fine con “Mia mamma è un albero, mio papà un orso” ho trovato un modo per dire ai miei genitori: Non ce l’ho con voi. Mi dispiace che sia andata così, ma so che mi avete sempre voluto bene.

L’idea ha preso la sua forma definitiva nel 2018, mentre frequentavo il corso di scrittura per prodotti audiovisivi per ragazzi a Bottega Finzioni. Durante le lezioni di albo illustrato, Cristina Petit ci chiese se avevamo un’idea per un albo e io le raccontai la storia di due genitori che giorno dopo giorno si trasformano, la mamma in un albero e il papà in un orso, fino a rendersi conto di non poter più vivere sotto lo stesso tetto perché le loro esigenze sono cambiate troppo.

In tutto questo, la loro bimba si confronta con loro. Col passare de tempo mamma e papà si allontanano sempre di più, lei invece si sente vicina a entrambi condividendo con ognuno di loro proprio quelle esperienze che ormai esprimono la loro incompatibilità.

SARA: Il libro è nato all’interno della scuola di scrittura “Bottega Finzioni”, che io e Luca abbiamo frequentato nello stesso anno, il 2018. Allora non disegnavo da oltre 10 anni, e anzi, mi ero quasi dimenticata di saperlo fare. Ma una docente si accorse di qualcosa (chissà cosa!) in certi bozzetti che disegnai in classe, e nel giro di breve mi trovai a illustrare “Mia mamma è un albero, mio papà un orso”, il mio primo libro. Libro non semplice, peraltro!

E’ stata un’esperienza potente. L’esperienza nuova, la difficoltà del tema, la fatica e lo stordimento nel ritrovare un sentiero dimenticato. E la nascita dell’amicizia con Luca, che portiamo avanti da allora.

Aggiungo una nota, quella sì, autobiografica. Per oltre dieci anni non ho disegnato. Ho avuto altro da fare, la vita mi ha portato in direzioni diverse e non sempre felici. Forse esagero, ma è come se tutto il mio vissuto, le emozioni accumulate fino ad allora, siano confluite in quei primi disegni. Mescolate a una rinnovata, grande gioia nel creare. Se sfoglio il libro, sento ancora l’emozione di quel periodo, quel magico 2018!

Quali sono le difficoltà e quali le opportunità che secondo voi offre a livello educativo l’esperienza della separazione?

L: La separazione porta un grande cambiamento, da un lato distrugge un equilibrio, dall’altro prepara il terreno per la nascita di qualcosa di nuovo che prima non trovava spazio.

Non vorrei che questo albo fosse scambiato per un “elogio della separazione”, dove lo scioglimento della coppia costituisce una rimedio facile, ma è anche vero che quando un matrimonio va in crisi, i genitori mostrano la loro parte peggiore ai bambini, si trasfigurano quasi.

La separazione porta nuovi ritmi, nuovi spazi, nuove distanze – non sempre facili da gestire – ma al tempo stesso riporta quella serenità e quel respiro, prima compromessi, che invece sono indispensabili nella crescita di un bambino.

S: Mi permetto di dire la mia, in breve, su un argomento che non fa parte del mio vissuto.

Eppure, le separazioni, e le comunioni, sono così frequenti nella vita di ognuno, che penso che ogni individuo abbia il suo punto di vista.

Quando sento i termini “esperienza della separazione”, più che il divorzio, mi si presenta davanti l’immagine di una persona sola, isolata, incapace di sentirsi parte integrante di un unico organismo composto da più individui. “Ho fatto una esperienza di separazione”, come a dire: mi sono sentito separato, distante, lontano da te e da tutti.

Ma di fatto, questa separazione è solo fittizia. Esiste solo se la creiamo noi. Ognuno di noi è legato agli altri con fitte tele di interconnessioni. Amore, bisogno, lavoro, figli, o magari compassione… tutto ci lega gli uni agli altri.

Due persone che hanno condiviso un tratto della propria vita assieme saranno legate per sempre, nel bene e nel male. Magari sono cresciute diversamente, come nel libro, e ora è tempo che prendano strade diverse; ma il loro legame non svanirà mai. La cosa difficile è riconoscere questo legame bellissimo e indissolubile, vederlo per come è, con i suoi nodi e i suoi ricami. E bisogna saperlo fare in due. Riconoscerlo, accettarlo, amarlo. E se necessario passare oltre, nella consapevolezza che lui è sempre lì, è stato tessuto insieme, e nessuno potrà mai disfarlo. E’ parte di noi, e ci sarà anche quando saremo impegnati a tessere chissà quale altro ordito.

Credo che questo sia importante, dà sicurezza.

Mamma ora è impegnata in altro, perché la vita continua.

Ma il suo legame con il papà… quello è indissolubile.

Ho scelto il vostro libro perché riesce a cogliere contemporaneamente il punto di vista sia del bambino che dei genitori, rispettandoli entrambi. Quanto è importante secondo voi che ci sia apertura nella comunicazione tra l’adulto e i figli, e viceversa?

La comunicazione fra genitori e figli è importantissima. Da padre di una bimba di 5 anni vedo ogni giorno come mia figlia cerchi negli adulti le risposte alle grandi complessità della vita. Noi grandi dobbiamo sforzarci di trovare delle parole alla loro portata senza mentire, anche quando si toccano gli argomenti più scomodi, come la morte o la malattia ( e chi ha dei bambini sa quanto spesso succeda!). I bambini si aspettano e pretendono da noi sincerità. Non accettano giochi di prestigio verbali, li scoprono subito! L’unica eccezione la faccio riguardo alla sfera del fantastico. In quel caso mi permetto di appannare lo specchio della verità con il vapore del dubbio e concedo a sirene e a gnomi la possibilità di esistere veramente. Ma qui comincerebbe un discorso che ci porterebbe fuori strada…

S: La comunicazione è fondamentale. Io ho due figli, di dodici e dieci anni, e me ne rendo conto quotidianamente. La famiglia è il nucleo germinale della società. E’ il luogo in cui i bambini imparano a rapportarsi con il mondo, e per questo ciò che apprendono qui è di fondamentale importanza per la loro vita futura. Schemi comportamentali, automatismi famigliari, tutto è visto, osservato, interiorizzato dai nostri figli. In futuro, saranno loro a riproporre agli altri, inconsciamente, gli stessi schemi.

Per questo, credo che la comunicazione alla quale fai riferimento non debba essere solo verbale. Certo, parlare è necessario e, verbalizzando, si possono sciogliere tanti nodi. Ma quanti se ne creano col nostro comportamento! I miei figli sono bravissimi a percepire le miei tensioni nascoste, i miei drammi irrisolti. E magari se ne fanno pure, inconsciamente, una colpa…

Comunicare è importante. Ma cosa andremo a comunicare, se non avremo prima di tutto fatto un tentativo per chiarire le idee su noi stessi e sulle nostre azioni? Io credo che il più grande regalo che possiamo fare ai nostri figli sia una costante, consapevole attenzione a noi stessi, ai nostri pensieri, prima che alle nostre azioni. Senza rimproveri, senza colpe. Con serena chiarezza.

Luca, come mai hai scelto la simbologia dell’orso e dell’albero?

Ricordo bene come i miei genitori fossero quasi del tutto incompatibili fra loro, negli interessi, nella sensibilità, nella visione del mondo. Eppure, con entrambi io avevo degli ampi spazi di condivisione sincera. Ero più vicino a mia madre per carattere, ma è stato mio padre a seminare dentro di me le passioni che un giorno sarebbero diventate il mio lavoro. Volevo quindi che la mamma e il papà del libro si trasformassero in due figure diverse, incompatibili, inconciliabili anche se unite da un filo logico.

L’orso è un animale bellissimo. E’ forte e possente, ma può essere anche buffo e giocherellone. Ispira tenerezza, ma se provocato può diventare estremamente aggressivo. L’albero è bellezza, complessità, resilienza agli eventi esterni, Può accogliere, ospitare, proteggere, ma può invadere, oscurare e coprire la vista.

Sara ha fatto un ottimo lavoro nel tradurre in immagini questa metamorfosi con il giusto equilibrio emotivo. Era importante che i genitori non diventassero “mostruosi”, ma che mantenessero sempre tenerezza e calore nello sguardo. Solo in una tavola, quella più cupa, che rappresenta un litigio, l’orso e l’albero sono all’apice del loro aspetto selvaggio, ma si è deciso di mostrarne solo le ombre sul muro.

C’è un messaggio che vi sentite di condividere con i nostri lettori?

L. Voglio chiudere con un ricordo personale che è anche la chiave di lettura dell’ultima tavola dell’albo.

Per la prima volta dopo alcuni mesi dalla loro separazione, mio padre era stato invitato a cena da mia madre a casa nostra (quella che una volta era stata anche casa sua). Ricordo ancora quello che aveva cucinato mia madre, l’inedita cortesia di mio padre e il suo lieve imbarazzo, ma soprattutto ricordo il volto nuovo che avevano i miei genitori. Sembrava che avessero recuperato qualcosa di loro stessi che in quegli anni era rimasto schiacciato, qualcosa che nemmeno io avevo mai visto ma che ora stavano condividendo, per la prima volta, assieme ai loro figli, con gioia. E serenità.

S. A ogni separazione corrisponde una nuova unione perché, a questo mondo, non esiste nulla che sia completamente separato dal resto.

“Mia mamma è un albero, mio papà un orso” parla di separazione, ma per me corrisponde a un’unione… L’unione di me stessa con le mie capacità creative. E il sodalizio creativo e amicale con Luca, che da allora non si è ancora spento, e che ha dato vita a progetti nuovi e meravigliosi.

Uno di essi, anzi, è già disponibile in libreria, e questa volta, il tema è proprio l’unione… un’unione a misura di bambino! “L’amore a 126 centimentri da terra”, di Pulce Edizioni, è una raccolta di filastrocche sull’amore per bambini. Spero tanto che possa piacere, come sembra sia piaciuto “Mia mamma è un albero, mio papà un orso”. Ci ho messo il cuore!

Ringrazio di cuore Luca, Sara per questo piccolo (come dimensioni), immenso (come opera) capolavoro, e per la loro disponibilità nel raccontarsi.

Qui trovate il link alla pagina della casa editrice IL LEONE VERDE PICCOLI.

Per qualsiasi confronto, domanda, intervento, lascia un commento qui sotto.  Sarà mio immenso piacere confrontarmi con te su questo argomento, che mi sta così a cuore.

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Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Susan Mile

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